Fabri Fibra in Vip In Trip, Controcultura (2010)

Più vuoi e meno avrai, più dai e meno prendi
Prima lo si impara, poi "Pa pa para para pa pa para"
Più sogni e meno fai, più fai e meno sogni
Prima lo si impara, poi "Pa pa para para pa pa para"
Rapper italiani che "Perepè qua qua, qua qua perepè"
Politici italiani che "Perepè qua qua, qua qua perepè"
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PROPOSTE di RIFORME STRUTTURALI per l'ITALIA

1) Legge contro i conflitti di interessi del Premier vs Riforma giustizia.

2) Legge Anticorruzione per garantire legalità in Parlamento vs Lodo Alfano.

3) Nuova Legge Elettorale e ritorno alle preferenze per la scelta dei candidati.

4) Incentivare le aziende a produrre in Italia invece di delocalizzare all'estero.

5) Incentivare gli investimenti esteri in Italia.

6) Banda Larga e Wifi Libero vs Grandi Opere (Tav e Ponte sullo stretto).

7) Ricerca e Incentivi pubblici per le Energie Rinnovabili vs Centrali nucleari.

8) Liberalizzazione effettiva dei servizi pubblici (trasporti, energie, telecomunicazioni, ecc..).

9) Maggiori contributi statali alle Università Pubbliche.

10) Creazione di Centri di Eccellenza per la Ricerca Scientifica di Base con incentivi per i finanziamenti privati.

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Il nostro bel paese!

Media largamente controllati dal nuovo Duce; magistratura sotto attacco; organi di garanzia, a cominciare dalla stessa Presidenza della Repubblica per passare dall'Agicom, intimiditi; università private di fondi e sottoposte a uno scandaloso bombardamento denigratorio ... le cupe prospettive di un paese sull'orlo della dittatura!!!
Questo NON è il quadro politico di un paese sudamericano, ma è la situazione attuale della nostra Italia!!!
Nel nostro bel paese si sta a poco consolidando un nuovo regime autoritario che si sta consolidando attraverso
il raggiugimento dei seguenti obiettivi:
1) la concentrazione del potere nelle mani di una sola personalità politica, cioè quella del premier;
2) la verticalizzazione del potere che si sta seminando anche per la stagione del post Berlusconi;
3) il lavoro che si sta compiendo per arrivare ad un Capo dello Stato eletto dal popolo e ad un Parlamento ratificatore dei voleri della maggioranza;
4) l'eliminazione dei contrappesi costituzionali;
5) continuo ricorso dal governo alla Fiducia per la votazione delle Leggi alla Camera e al Senato con la conseguente rinuncia al dibattito e al confronto parlamentare con l'opposizione
6) la distruzione dell'indipendenza della magistratura e la modifica della Corte costituzionale perché sia sempre più politicizzata, come del resto il Csm;
7) il controllo quasi integrale dei mezzi di comunicazione e applicazione della censura sui talk-show ritenuti "dannosi" per il premier.
8) privatizzazione di tutto ciò che è rimasto di pubblico: la difesa e la sicurezza del Paese, l'acqua, la protezione civile e soprattutto il saper.
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mercoledì 15 dicembre 2010

Sfiducia: dichiarazione di voto di Bersani

Signor Presidente, cari colleghi, noi voteremo questa sfiducia con convinzione e con compattezza, secondo le motivazioni che sono state espresse qui dagli onorevoli Letta, D'Alema, Fassino, Veltroni e Bindi, e con argomenti che abbiamo avuto modo di ribadire in una grande manifestazione popolare.
Ho sentito ieri l'onorevole La Loggia dire che è stata una manifestazione malriuscita.
Questa è la prova che conferma che lui non c'era.
La cosa ci tranquillizza e ci rasserena.
In questi momenti si dice anche che siamo davanti ad un voto incerto.
A pochi minuti dal voto, esso è ancora incerto. La conta è mobile.
Certe «botteghe» non chiudono mai, sono aperte H24 anche in questi minuti.
Tuttavia, questa incertezza, se ci pensiamo, ha una singolare caratteristica: mentre essa per la sedicente maggioranza è motivo di agitazione e di ansia, noi dell'opposizione siamo tranquillissimi.
Vede, signor Presidente del Consiglio, comunque vada, per voi sarà una sconfitta.
Signor Presidente del Consiglio, qual è il meglio che può aspettarsi da questa giornata?
È vendersi per un giorno la vittoria di Pirro, un voto in più dopo averne avuti cento.
Non avrà nemmeno l'allegria del naufrago che poi riprende il mare, perché il giorno dopo - ma proprio il giorno dopo! - sarebbe da capo con la testa sott'acqua.
Lei sa meglio di ogni altro che non è più in grado, voto più o voto meno, di garantire la stabilità di Governo.
Il voto che disperatamente cerca e che sta cercando anche in questi minuti non è per governare, perché non potrebbe farlo e lo sa benissimo.
Lei sta inseguendo, con quel voto in più, un'instabilità pilotata da lei, che le consenta di guidare la macchina verso le elezioni, per cercare una disperata rivincita alla sua sconfitta politica!
Un bell'appuntamento elettorale: Berlusconi sì, Berlusconi no.
Come negli ultimi 16 anni: una bella legge elettorale, nominiamo i deputati, con una maggioranza esigua ci prendiamo tutto, chiunque vinca e, senza alcun esito incerto di governabilità, facciamo fare un altro giro così su questa vecchia giostra al nostro Paese. È da irresponsabili!
Caro Presidente del Consiglio, il tema vero di questi giorni è la sua sconfitta politica, bisogna che se ne faccia una ragione.
È incredibile che in tutti i suoi discorsi, compreso quello di ieri al Senato, non vi sia un cenno, un interrogativo per chiedersi come si sia arrivati a questo punto.
Come mai avevate un'autostrada davanti e adesso camminate su un filo? Cosa è successo?
Converrà con me che vi sarà una ragione: solo i bambini pestano i piedi, strillano per rifiutare la realtà e dicono che è colpa della strega. Agli adulti non è consentito!
Ho sentito parlare in quest'Aula di conflitti, complotti, tradimenti e congiure.
Ma di cosa stiamo parlando? Quando una nave va e se va, chi è chi si butta giù per salire su una scialuppa?
È la nave che non va, sono due anni che vi diciamo che è la nave che non va!
Avete perso i contatti con la realtà! Ve l'abbiamo detto: vi è uno scarto tra parole e fatti.
Avete sacrificato le esigenze del Paese a quelle della vostra propaganda, vi siete avvitati sul problema del capo, mentre il Paese si allontanava, sfiduciato e rabbioso. Questo è il punto!
D'altronde, anche ieri lo abbiamo visto: Presidente Berlusconi, mai una parola!
Ma vuole dire una parola, una volta, sulla realtà della vita comune?
Guardi che non sono mica tutti miliardari in questo Paese. Vuole dire una parola?
Ma lei lo sa che, dal 1o gennaio 2011, per i tagli che avete fatto, in metà delle regioni italiane una corsa su un autobus costerà un euro e mezzo? Lo sa lei?
Lo sa cosa costa, in questo momento, un litro di benzina?
Lo sa come campano 600 mila cassintegrati?
Lo sa cosa stanno pensando i piccoli imprenditori che saltano perché i pagamenti non girano?
Ma queste cose le conosce?
Non vi dico di fare dei fatti - sarebbe chiedervi troppo -, ma una parola volete dirla a questa gente?
È questo che vi ha rovinanti, è questo il ribaltone!
Voi vi siete ribaltati, voi! È curioso questo dibattito.
Vi è un sacco di moderati in giro e sento un sacco di urla. Io non lo so.
Io non so più cosa voglia dire questa parola, francamente.
Io propongo una cosa: chiamiamo «moderato» quello che riesce a tirare avanti la famiglia con mille euro al mese, tira la carretta e sta zitto, e smettiamola di chiamare moderati quelli che portano i soldi all'estero e che voi condonate?
Qui è la povera gente che è moderata in questo Paese!
È la povera gente che è moderata in questo Paese, che porta pazienza oltre il segno.
E quindi, vi siete ribaltati voi. Adesso il problema è che non si ribalti anche l'Italia.
Questo è quello che sta davanti alle nostre responsabilità, cari colleghi.
Questo è un Governo che vuol portarci allo scontro elettorale, a far perdere un altro giro.
Il Paese ha bisogno di una governabilità vera e ha bisogno di una transizione che lo porti ad un confronto elettorale che possa guardare avanti.
Di questo ha bisogno il Paese, cari colleghi.
Lo dico e mi rivolgo ai colleghi della maggioranza come a quelli dell'opposizione. Questa giornata passerà, questa giornata passerà, ma noi non possiamo non vedere in questa giornata i bagliori di un tramonto che non è solo il tramonto di un Governo.
Saremo di fronte a questo problema.
Qui sta passando una fase.
L'idea illusoria di delegare tutto ad una persona sola, che venga da Arcore o da Canicattì, non risolve i problemi di questo Paese, che è un Paese malato nei suoi assetti democratici, che non riesce a crescere e quando riusciremo a ragionare da italiani, fuori da una fase che ci ha divisi, ci ha spaccati in due, peggio che nella guerra fredda - caro Lupi, non siamo noi che siamo antiberlusconiani, è il meccanismo che ha spaccato in due l'Italia come una mela! - quando usciremo da questo, da italiani, sul tavolo ci saranno le cose che diciamo noi: una riforma repubblicana e una grande alleanza per la crescita e il lavoro.
E attenzione, lo dico agli incerti, ai colleghi incerti: non diamo troppo tempo a questo tramonto, non diamogli troppo tempo, può solo fare del male al Paese.
Cerchiamo assieme una strada nuova, perché fuori da qui c'è un Paese che vuole cambiare, che è stanco e vuole cambiare.

Sfiducia: dichiarazione di voto di Bocchino


Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, spetta a me il compito di spiegare le ragioni per cui un gruppo parlamentare costituito da deputati eletti nella maggioranza ha deciso di presentare la mozione di sfiducia al Governo e oggi di votarla.
Basterebbe guardarsi attorno per capire che in Italia, in Europa, in Occidente, è cambiata in questi due anni la situazione economico-sociale e questo gruppo di parlamentari ha sottoposto al Governo la necessità di un cambio di passo ottenendo sempre risposte negative.
Basta guardare l'emiciclo di quest'Aula per rendersi conto che in questi anni è cambiato il centrodestra italiano.
Il centrodestra italiano è rappresentato nella sua fondazione da una foto che ritrae Berlusconi, Bossi, Fini e Casini, le varie anime del centrodestra italiano. Poi, strada facendo, qualcuno ha voluto espellere l'anima più moderata del centrodestra per farla deviare verso un populismo che non appartiene alla nostra cultura politica.
Ci sono due fallimenti, signor Presidente del Consiglio, di cui non si può non tener conto.
Il primo è il fallimento del Popolo della Libertà, di quello che doveva essere il grande partito dei moderati.
Basta leggere quello che ha scritto ieri in prima pagina, a firma di Pierluigi Battista, il Corriere della Sera quando le imputa la brutale estromissione, di stampo leninista, decretata dal Popolo della Libertà ai danni del suo cofondatore, che aveva osato dissentire pubblicamente dal capo. Ometto, inoltre, di citare il trattamento, il metodo Boffo, a cui noi e i nostri familiari siamo quotidianamente sottoposti ad opera di un giornale di sua proprietà.
Il problema, signor Presidente del Consiglio, è che lei, anziché armonizzare le anime del centrodestra italiano, dal 1994 ha cercato di spaccare, all'interno, le case dei suoi alleati.
Lo ha fatto con Bossi nel 1994 e poi Bossi le ha dato una sonora lezione facendo, lì sì, un ribaltone, alleandosi, lì sì, con la sinistra, facendole perdere sì le elezioni del 1996 e costringendola ad un accordo che l'ha avvinghiata nel modo che tutti gli italiani possono vedere. Poi lo ha fatto con Casini, poi con il Movimento per le Autonomie, poi con Fini.
Questo non significa armonizzare il centrodestra, questo significa dividere il centrodestra.
L'altro fallimento è quello del programma elettorale.
Avevamo un programma ambizioso, poi ci siamo fermati.
È stato deciso che bisognava fare delle cose richieste da alcuni alleati e poi bisognava fermarsi su altre e non si è data vita a quella rivoluzione che avevamo promesso agli italiani.
Oggi diciamo qui queste cose e lei ci risponde accusandoci di tradimento.
Onorevole Berlusconi, ho il dovere di respingere al mittente le accuse di tradimento.
Ho cominciato a fare politica nel 1985 nel Fronte della Gioventù e il mio leader era Gianfranco Fini.
Nel 1987 mi sono iscritto al Movimento Sociale Italiano e il mio leader era Gianfranco Fini.
Nel 1995 mi sono iscritto ad Alleanza Nazionale e il mio leader era Gianfranco Fini.
Oggi sono il capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia e il mio leader è Gianfranco Fini.
Se ha bisogno di guardare in faccia qualche traditore si giri intorno e stia sicuro che lo troverà presto.
Noi non abbiamo mai tradito.
L'altra accusa che lei ci muove è quella di fare un accordo con la sinistra.
Noi, invece, pensiamo ad altro, pensiamo a costruire un altro centrodestra, un nuovo centrodestra, il vero centrodestra, quello di stampo europeo, di stampo occidentale, non populista ma plurale, democratico e partecipato, un centrodestra che unisca la cultura nazionale rappresentata da Fini, quella cattolico-popolare rappresentata da Casini, quella dell'ApI che qui è rappresentata da Tabacci che lei ci ha fatto eleggere presidente di Commissione.
Tabacci non viene dalla luna, ma anche lui viene dal nostro percorso politico.
Poi c'è il Movimento per le Autonomie, di Lombardo, che lei ci ha chiesto di votare presidente della regione Sicilia; ci sono i Liberal Democratici, che lei ha portato qui in Parlamento; il partito Liberale, il cui rappresentante lei ha portato qui in Parlamento; i repubblicani, di La Malfa, di quel La Malfa che è stato suo Ministro, signor Presidente del Consiglio.
Tutte queste persone non sono dei traditori, ma sono coloro che credevano in un vero centrodestra e hanno visto sì tradito il progetto di un vero centrodestra.
Ma lei ci risponde che è pronto ad espellerci dal centrodestra.
Mi dispiace io ho già fatto la battuta pubblicamente e devo ripetergliela.
Signor Presidente del Consiglio, il centrodestra non è un marchio della holding Mediaset, non è Publitalia, non è Promoservice, non è Mondadori.
Sì appartiene al centrodestra per collocazione politica e culturale e non possiamo avere da lei lezioni sulla nostra collocazione politica e culturale.
Vede, signor Presidente del Consiglio, questa accusa ci offende.
Quando noi eravamo tutti in piazza contro il comunismo, lei giustamente costruiva palazzi. Quando lei dice che vogliamo far tornare indietro le lancette della politica alla prima Repubblica, abbiamo il dovere di ricordarle che mentre noi eravamo in piazza a picconare la prima Repubblica lei dialogava con i leader di quel ceto politico, parlando non di politica, ma di terreni da edificare e di concessioni televisive.
Non può dire a noi che pensiamo al ritorno alla prima Repubblica perché non esiste in Italia un beneficiato dalla prima Repubblica come Silvio Berlusconi.
Quindi, se c'è qualcuno che avrebbe vantaggio a tornare alla prima Repubblica questo può essere solo lei.
Capisco il vostro nervosismo.
Ci faccia lezione, signor Presidente del Consiglio. Signor Presidente del Consiglio, ci faccia lezioni su come si diventa ricchi, ma mai su come si combattono le degenerazioni del potere politico.
Non parli di ribaltoni.
Di ribaltoni nella mia esperienza parlamentare ne ho visti due: uno fu fatto dalla Lega e l'altro lo sta facendo lei oggi.
Lei ha espulso chi, per lesa maestà, non voleva tenere all'interno del suo partito e della maggioranza e oggi spera di prendere la fiducia con almeno dieci voti di deputati eletti all'opposizione.
Questo è un ribaltone della volontà popolare!
Si serve dei voti dell'opposizione per cacciare brutalmente coloro che sono stati eletti in maggioranza.
La lesa maestà in democrazia non è un reato.
Servirebbe, signor Presidente del Consiglio, un doppio colpo d'ala per garantire stabilità.
Signor Presidente, se posso per cortesia proseguire il mio intervento senza il disturbo e avere il tempo che mi viene tolto dalle proteste, che pure capisco...
Servirebbe un doppio colpo d'ala per garantire stabilità al Paese, mentre abbiamo l'impressione che lei voglia garantire stabilità al suo ruolo di Presidente del Consiglio, mettendo il Paese in una condizione instabile e portandolo ad inutili elezioni anticipate.
Servirebbe un colpo d'ala nel centrodestra con i fatti e non con le parole, chiamando a raccolta tutti i moderati per costruire un centrodestra europeo, dialogante con l'opposizione, con le parti sociali, con i magistrati e con la stampa.
Noi, signor Presidente Consiglio, non vogliamo un centrodestra...
So bene che la regola dell'ascolto e del rispetto in democrazia non è cosa condivisa da tutti.
Noi, signor Presidente del Consiglio, non vogliamo il centrodestra che lei sta rappresentando, un centrodestra che il lunedì attacca i magistrati, il martedì attacca i gay, il mercoledì attacca la stampa, il giovedì attacca gli avversari politici, il venerdì racconta barzellette con bestemmie, il sabato dice: «Chi se ne frega del Quirinale» e la domenica insulta la Corte costituzionale.
Noi vogliamo un centrodestra che punti a valorizzare i temi della nazione.
Vogliamo un centrodestra che punti a valorizzare il tema della nazione, lei non lo può fare - si vede dalle timide manifestazioni per i centocinquanta anni d'Italia messe in piedi dal Governo - perché ha un alleato, il suo principale alleato, che non ha a cuore i temi della nazione.
Vogliamo un centrodestra che lavori a favore della legalità, ma lei non lo può fare perché ha imbracciato una lotta senza fine con la magistratura italiana, che è il baluardo della legalità.
Noi ringraziamo il Presidente Fini per essere andato nei mesi scorsi a via D'Amelio per ricordare che, per noi, l'unico vero eroe nella lotta per la legalità ha il volto di Paolo Borsellino.
Quelli sono gli eroi che noi riconosciamo. Vogliamo un centrodestra che operi per la meritocrazia e che dia spazio ai più capaci e ai più meritevoli.
Per questo le rinnoviamo l'appello a dimettersi, a fare in modo che il centrodestra possa allargarsi, dar vita a una nuova maggioranza, a un nuovo programma e a un nuovo Governo.
Lei sta tradendo quella rivoluzione liberale che avevamo promesso agli italiani.
Oggi andiamo a braccetto con Gheddafi con Putin e con Lukashenko che non hanno nulla di liberale e che hanno fatto solo rivoluzioni sanguinose.
È per questa ragione che noi votiamo la sfiducia al suo Governo!

Sfiducia: dichiarazione di voto di Casini

Signor Presidente, io non parlo perché, poiché non offendo nessuno e mai l'ho fatto in quest'Aula, vorrei parlare con il Presidente del Consiglio.
Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, mi è sembrato, nelle parole pronunciate ieri dal Presidente del Consiglio al Senato e poi alla Camera, di sentire spartiti e melodie già visti, evocazioni di tradimenti e di ribaltoni, soliti anatemi contro la sinistra, programmi mirabolanti, come se lei venisse dalla luna e non avesse governato negli ultimi dieci anni.
Non una parola, signor Presidente, nemmeno accidentale, di autocritica. Non un gesto concreto, che desse valore al proposito di unire i moderati in un rinnovato patto di legislatura. Infatti, onorevoli colleghi, se si intende riunificare i moderati in questa legislatura o nella prossima, non bisogna lasciare questo evento al catalogo delle buone intenzioni, bisogna compiere degli atti politici affinché questo si verifichi.
Intanto, si continuava in questo refrain tradizionale: la caccia all'uomo, la frenetica roulette della compravendita parlamentare che - diciamo la verità - umilia tutti noi.
Ieri ho sentito un parlamentare del Popolo della Libertà che, in una dichiarazione giornalistica, ha detto: se non ci fosse stata questa inchiesta giudiziaria, avremmo vinto con più voti.
Si abbia almeno un po' di prudenza nel fare certe affermazioni, perché i sottintesi sono peggio di quello che ciascuno di noi può immaginare.
Francamente, io vi confesso - lo vorrei confessare a tutti gli italiani - che non ho capito a cosa serve questa affannosa corsa che stiamo facendo tutti assieme.
Io non ho capito, colleghi, a cosa serva tanto affannarsi per un voto o due in più, e vi spiego perché non l'ho capito: o è un'esibizione muscolare fine a se stessa, o è una lucida corsa che, tramite un voto in più, si vuole fare verso le elezioni anticipate, come peraltro correttamente ha sempre detto Bossi, dopo aver constatato ieri e aver detto a tutti i deputati e a tutti i senatori che con un voto in più non si governa e che bisogna andare alle urne.
La Lega Nord Padania, da questo punto di vista, ha iniziato la legislatura comandando e vuole terminare comandando.
Ai deputati dice: è inutile un voto in più, andiamo alle urne.
In entrambi i casi, colleghi, sia che ci sia l'esibizione muscolare sia che ci sia il voto, si perde l'occasione per un sereno esame di coscienza, per l'assunzione di una responsabilità più alta, per indicare all'Italia una rotta nuova.
Onorevole Berlusconi, sa che quando parlo di lei sono privo di sentimenti di inimicizia e di ostilità, ma la richiesta di dimissioni, prima del voto, che noi le rinnoviamo, e la sua eventuale accettazione, non sono, da parte nostra, una pretesa e non sarebbero per lei un atto di debolezza e di resa, ma solo la consapevolezza che serve al Paese cambiare passo.
Perché, altrimenti, un voto in più o un voto in meno non serviranno a nulla, e invece, marciamo incoscientemente verso il baratro.
Le stanno a cuore i moderati; ci sono partiti in quest'Aula che si sono espressi per un rinnovato patto tra i moderati e le chiedono solo di non ostacolare questo processo, di favorirlo.
Non lo vuole fare, per carità, è un suo diritto, ma non scomodiamo l'evocazione di vecchi politicanti, tra cui io sarei a pieno titolo collocato, dediti solo ai propri interessi, mentre lei sarebbe l'unico cavaliere senza macchia, perché si rischia, veramente, di irridere anche al buon senso e a quello che possono pensare tutti gli italiani.
Più senso della misura non guasta, e questo vale anche nell'esame di questo polo, che si è creato, della Nazione e della responsabilità.
Lei non può far finta di non vedere, a parte l'evocazione di questi accordi tra me e D'Alema che veramente fanno parte di cose ridicole, fantasiose e non di realtà, lei non può far finta di non vedere la realtà.
Lei nel 1994 è sceso in campo contro la sinistra, oggi, altro che fronte moderato, qui c'è una nuova opposizione di moderati al suo Governo di più di ottanta parlamentari.
Due anni fa noi dell'Unione di Centro eravamo soli, oggi la compagnia si è allargata e si è consolidata perché non c'è un'esclusiva sui moderati; amici, non ci sono congiure, poteri forti e balle simili.
C'è solo la conseguenza di una politica che Berlusconi ha determinato, non con le parole, ma con i fatti e con i gesti che in politica sono più importanti delle parole.
Due anni fa ci fu il predellino, ci fu un'alleanza esclusiva con la Lega Nord Padania, una cacciata del mio partito, a cui fu intimato: o venite sul predellino anche voi, oppure fuori dall'alleanza.
Prendemmo dignitosamente i nostri stracci, ci rivolgemmo agli italiani che ci hanno voluto bene, e io voglio ringraziarli.
Tre mesi fa Fini, cofondatore del Popolo della Libertà, fu cacciato da voi, non da noi; a questa espulsione è seguita una campagna mediatica senza precedenti alimentata da chi ha fatto del garantismo il suo DNA.
Ma il garantismo deve valere per tutti e non solo per sé, altrimenti non è più credibile.
In questi anni c'è stato un continuo di campagne acquisti, di acquisizioni, di piccoli movimenti che sono nati alla faccia del bipolarismo o del bipartitismo.
Il tutto per debilitare il nostro partito a cui pure si rivolgono apparentemente appelli; è una strategia incomprensibile.
Da domani, forse, questa strategia sarà fatta verso Futuro e Libertà per l'Italia, o è già in atto.
Bene, qual'è l'alternativa? Perché il punto forte del discorso di Berlusconi è quando Berlusconi, ieri mattina, è andato al Senato e ha detto: qui mi vogliono mandare a casa.
Ma quale alternativa proponete? Non c'è alternativa, dice Berlusconi.
L'alternativa c'è Presidente Berlusconi, e io gliel'ho indicata in pubblico e in privato già da sei mesi.
L'alternativa è che chi governa smetta e dismetta quel delirio di autosufficienza che ha e si rivolga alle forze responsabili del Parlamento in nome dell'Italia, in nome di quello che c'è realmente e non di quello che facciamo finta di non vedere.
Il 5 per cento di famiglie che non riesce a pagare le rate dei mutui, la disoccupazione (un ragazzo su tre è disoccupato), le infrastrutture bloccate, l'ANCI in piazza a manifestare, i poliziotti che assediano la Camera, social card, bonus famiglia, banca del sud, malessere sociale, LEA.
Tutti questi tagli lineari sono l'abdicazione della politica perché quando tagli a tutti la stessa cosa vuol dire che non colpisci le aree di privilegio e nello stesso tempo tagli magari sul sociale dove non è possibile tagliare.
Noi vogliamo un Governo che faccia come fanno in tutto il mondo.
Scusi, Presidente Berlusconi, ma perché lei si deve sentire vulnerato a chiamare i leader dell'opposizione, ad associarli ad un atto di responsabilità, se Obama parla dal mattino alla sera con il Parlamento e con le opposizioni, se negozia i provvedimenti e non si sente per questo sminuito nella sua dignità presidenziale?
Rispetto per gli altri, amore per le istituzioni, coinvolgimento delle opposizioni per fronteggiare problemi italiani atavici: tutto questo non è nostalgia della Prima Repubblica, è responsabilità nazionale!
La Germania cresce del 5 per cento dopo la grande coalizione, hanno pagato, hanno perso voti sia i democristiani che i socialisti, ma quell'armistizio tra i partiti ha consentito di porre le basi per una ripresa tedesca che oggi è l'unica e vera locomotiva dell'Europa.
Mi auguro, signor Presidente, che lei voglia fermare in «zona Cesarini» - lo può ancora fare - la dissennata corsa verso l'ignoto, perché tali sarebbero le elezioni.
Vorrei terminare facendo una considerazione rivolta non so bene se al Presidente Berlusconi o all'onorevole Bonaiuti.
Leggo queste agenzie secondo cui Berlusconi avrebbe detto: «Anche il Vaticano interdetto sul comportamento di Casini»; «Il Vaticano si chiede perché l'Unione di Centro non mi dà l'appoggio esterno»; «La chiesa si è chiesta perché l'Unione di Centro non appoggia il Governo»; «Neanche pressing e ambienti cattolici smuovono Casini».
Poi c'è il patto Casini-D'Alema, ma questo lo lasciamo perdere.
Mi auguro che a quest'ora lei abbia già smentito le frasi dissennate riportate in queste agenzie.
Infatti, premesso che nessuno da quella sponda ha mai pensato di interferire - concludo - nella politica mia e del mio partito, ma Presidente ci vuole più rispetto.
La chiesa si serve per convinzioni, se si hanno, non per usarla strumentalmente nelle nostre beghe politiche.
L'Unione di Centro difende e difenderà valori in cui crede, ma è un partito laico di ispirazione cristiana ed è un partito che se, in questa sede e in altre, difende il diritto alla vita, la famiglia e ha una concezione della bioetica, lo fa perché ha assolute convinzioni.
A queste condizioni non verremo meno, ma evitiamo di dire frasi sciocche e di coinvolgere autorità terze che hanno ben altri impegni.

Sfiducia: dichiarazione di voto di Di Pietro


Finalmente, signor Presidente del Consiglio, finalmente, oggi inizia la fine del suo impero di cartapesta.
Sì, è così signor Presidente del Consiglio, perché qualunque sia il risultato numerico del voto di fiducia che otterrà, qualunque sia il voto che ha comprato, un dato è certo: lei non ha più quella maggioranza politica che le permette di governare, non ce l'ha più.
Quindi, le piaccia o non le piaccia, lei è arrivato al capolinea della sua esperienza politica e non le rimane che rassegnarsi al suo destino: consegnarsi, cioè, alla magistratura e, come un Noriega qualsiasi, farsi giudicare.
Stia qui, Presidente del Consiglio dei ministri, pavido, pavido, pavido!
Presidente del Consiglio che fugge, scappi, vada alle Bahamas, vada anche lei a nascondersi ...
...perché questo l'aspetta: affidarsi alla magistratura o fuggire. Questo si aspettano i cittadini che, in questi anni, non si sono fatti infinocchiare dalla sua propaganda fascista.
D'altronde, lei si è messo a fare politica non certo per servire il Paese, ma solo i suoi affari personali, soprattutto quelli giudiziari, fuggiasco Berlusconi.
Fino a poco tempo fa, lo denunciavamo solo noi dell'Italia
dei Valori: ci chiamavate, e ci chiamate ancora, giustizialisti, populisti, questurini, addirittura, avete coniato un termine che per voi sarebbe dispregiativo, cioè «dipietristi».
Ebbene sì, quel che noi abbiamo detto per anni, oggi, qui in Parlamento, lo hanno ammesso anche molti parlamentari della sua maggioranza - a partire dal Presidente della Camera Fini - i quali si sono assunti una responsabilità per il Paese e per il suo interesse, ed io li ringrazio.
Lo so, lei pensa di lavarsi la conoscenza con il solito ritornello: sono tutti comunisti di sinistra.
E no, non è così Presidente del Consiglio.
L'altro giorno, fuori di qui, addirittura gli imprenditori e le loro associazioni di categoria protestavano contro di lei per essere stati presi in giro, anche loro.
Presidente Berlusconi, fuggitivo Berlusconi, non vorrà mica insinuare che anche il presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili, il dottor Buzzetti, sia un rivoluzionario comunista?
Presidente Berlusconi, ieri la guardavo, era diverso da oggi: oggi fugge, mentre ieri era tutto tronfio, si sbrodolava nei suoi calzoni, affermando di essere il leader più popolare del mondo.
Sì, è vero, di lei all'estero parlano tutti, ma proprio per questo noi ci vergogniamo di lei: perché, all'estero, ne parlano tutti.
Noi ci vergogniamo, fuggitivo Berlusconi, di avere un Presidente del Consiglio che all'estero viene irriso, deriso, ridicolizzato, preso in giro, messo all'angolo, sbeffeggiato, trattato come un buffone di corte.
Noi, da italiani, ci vergogniamo del nostro Presidente del Consiglio, specie quando va all'estero.
Noi ci vergogniamo di quel Presidente del Consiglio, che telefona alle questure per segnalare che Ruby è la nipote di Mubarak, di quel Presidente del Consiglio che considera Putin un dono di Dio, di quel Presidente del Consiglio che ritiene Gheddafi un leader della libertà.
Noi ci vergogniamo di lei, Presidente del Consiglio, perché quando va all'estero lei fa vergognare l'Italia.
Noi dell'Italia dei Valori ci vergogniamo di avere un Presidente del Consiglio che compra, con promesse da marinaio, e forse a suon di bigliettoni, i voti dei deputati dell'opposizione per avere la maggioranza dei parlamentari che votano a suo favore.
Ma si rende conto di quel che ha fatto, Presidente del Consiglio!
Lei ha subornato la mente e la coscienza di alcuni parlamentari, approfittando delle loro debolezze esistenziali.
Lei è un Presidente del Consiglio! Non può comportarsi in questo modo.
Sì, perché le ricordo che è un delitto comprare il consenso parlamentare, e comunque è un atto moralmente riprovevole.
Non mi venga a dire che non è reato perché lei sa che la Costituzione garantisce i membri Parlamento nella loro libertà di voto.
Libertà di voto, sì, purché sia un voto veramente libero, colleghi.
Il voto libero deve avvenire come moto spontaneo di coscienza, senza interferenze, senza condizionamenti esterni; soprattutto non deve essere il frutto di una corruzione parlamentare.
Il voto non è libero quando, come ha fatto lei, viene venduto, scambiato, ricattato, costretto, indotto.
Lei, signor Presidente del Consiglio, è moralmente riprovevole, perché lei, comprando il voto di alcuni parlamentari, ha violentato la Costituzione!
Lei ha umiliato il ruolo del Parlamento.
Lei, con il voto che oggi ha comprato, ha ridotto grandemente le condizioni minime di agibilità democratica in questo Parlamento e nel Paese.
Lei, Presidente del Consiglio, oggi deve affrontare una verità e non deve rifugiarsi dietro alle sue bugie.
Bugie, sì, come bugiardo e ipocrita è stato il discorso con cui ieri lei ha chiesto la fiducia.
Lei, ieri, ha descritto un Paese che non c'è, un Paese delle meraviglie che è solo nella sua mente e nei suoi sogni narcisistici.
Lei ha parlato di 100 miliardi di euro messi a disposizione per rilanciare l'economia del Paese.
Ma quali 100 miliardi di euro? Ma dove stanno? Ma chi li ha visti?
Forse si riferiva ai suoi investimenti a sud di Antigua, ottenuti in cambio dell'annullamento del debito che quel Paese pirata aveva con l'Italia.
Sì, perché lei è abituato a pagare con i soldi degli italiani i suoi affari.
Così ha fatto e sta facendo con Gheddafi in Libia, e così ha fatto e sta facendo con Putin in Russia.
Il Paese reale, però, signor Presidente del Consiglio che fugge, si trova in una situazione totalmente diversa da quella che lei ha descritto.
Provi a mettere fuori il naso da Montecitorio o da Palazzo Grazioli e se ne rende conto.
Fuori di qui, ogni giorno ci sono persone di ogni categoria sociale che protestano e non ne possono più di essere prese in giro da lei e dal suo Governo.
Fuori di qui, ieri mattina, addirittura, c'erano i poliziotti che protestavano perché stanchi di pagarsi pure la benzina per correre appresso ai delinquenti.
Fuori di qui, oggi ci sono migliaia di studenti e docenti, che non sono delinquenti per il solo fatto che protestano, signora Gelmini, ma sono giovani disperati a cui avete tolto pure il futuro.
Fuori di qui, ci sono i lavoratori senza contratto, ricattati dai tanti «Marchionni-strozzini» di turno.
Fuori di qui, ci sono i precari senza futuro di ogni categoria di lavoro.
Fuori di qui non c'è quel Paese delle meraviglie che lei descrive: ci sono i giovani e i meno giovani che hanno perso il lavoro e che non l'hanno mai avuto.
Fuori di qui, ci sono i cittadini de L'Aquila, terremotati due volte: prima dal destino, poi dalle sue frottole.
Fuori di qui, ci sono tante persone bisognose a cui avete tolto la solidarietà, a cui avete tolto ogni speranza e ogni aspettativa. Fuori di qui, ci sono persone che vogliono un po' di giustizia.
Fuori di qui!
Sì, signor Presidente del Consiglio, fuori di qui!
Fuori dal Parlamento e da questo Governo, perché voi avete ridotto l'Italia a un Paese delle banane!
Fuori di qui! Prima se ne va, meglio è!